Tecnomarine riparte a Pisa con l'alluminio da 27 a 45 metri

Un nome di Viareggio torna in costruzione
Tecnomarine Yachts ha annunciato il 27 luglio di aver ripreso l'attività sotto una nuova proprietà, con una gamma di motoryacht custom in alluminio e un cantiere nel distretto del Canale dei Navicelli a Pisa. L'acquirente è Massimiliano Zilioli, imprenditore italiano che ha rilevato interamente il marchio e ha fatto ripartire la costruzione invece di darlo in licenza. Le sigle presentate sono cinque: TM33, TM40, TM41, TM45 e TM90. Due di queste, la TM33 e la TM40, saranno svelate per intero al Monaco Yacht Show di settembre.
Il cantiere conta circa 3.500 metri quadrati di superficie produttiva coperta e altri 3.000 metri quadrati all'aperto, in Via Darsena nel distretto dei Navicelli. Si lavora esclusivamente in alluminio, su scafi dislocanti e semidislocanti, il materiale su cui la vecchia azienda si era fatta un nome. Zilioli ha descritto l'obiettivo come quello di collocare Tecnomarine tra i primi nomi della costruzione in alluminio. Ogni modello nascerà intorno alle richieste del singolo armatore e non sarà venduto come pacchetto chiuso.
Cosa ha comprato Azimut-Benetti, e poi fermato
Tecnomarine nasce a Viareggio nel 1972 da Moreno Maestrelli e dalla famiglia Picchiotti. Nei decenni successivi ha varato oltre 300 scafi e si è costruita una reputazione proprio sull'alluminio, in un periodo in cui il mercato intorno lavorava soprattutto in vetroresina. In catalogo restano la C-42, la serie Cobra, la T-62 e l'ammiraglia T-118, barche sportive dalle proporzioni asciutte, ed è per quelle che il nome dice ancora qualcosa a chi comprava negli anni Ottanta e Novanta.
L'azienda è entrata in difficoltà societarie mentre il mercato cambiava, e il cantiere di Viareggio è stato ceduto ad Azimut-Benetti all'inizio degli anni Duemila. La produzione a marchio Tecnomarine si è fermata lì, e il nome è rimasto fermo per circa un quarto di secolo. Quei 300 scafi sono usciti da un'altra azienda, in un altro cantiere, con un'altra gestione, per cui la storia in brochure è storia vera e non un curriculum industriale della società che esiste oggi.
La gamma, e il numero che la stampa ha sbagliato
La scheda di flotta del cantiere è il documento da leggere, perché non coincide con quanto è uscito il giorno dell'annuncio. Indica la TM45 come ammiraglia di 45 metri, su quattro ponti, con piscina sul fly, sei cabine ospiti e cinque per l'equipaggio. La TM41 è un explorer di 41 metri con sei cabine ospiti e quattro per l'equipaggio. La TM33 è un modello sport di 33 metri con cinque cabine, piscina a sfioro a poppa e una velocità di crociera di 18 nodi.
Poi c'è la TM90, che diverse testate hanno riportato come uno yacht di 90 metri. Il cantiere la indica a 27 metri, come porta d'ingresso della gamma, una sport a quattro cabine. La sigla non è una misura in metri, e una costruzione in alluminio di 90 metri ordinata a un cantiere che riparte in un capannone da 3.500 metri quadrati non è mai stata la lettura probabile. Il quinto modello, la TM40, è un dislocante da 40 metri per lunghe percorrenze, sviluppato come la TM33 con Michele Dragoni e lo studio Dragoni Designlab.
Il coperto è il vero limite
Tremilacinquecento metri quadrati coperti sono pochi per un cantiere che propone un'ammiraglia di 45 metri. Una barca di quella misura chiede un capannone lungo per l'assemblaggio dello scafo, e poi lo stesso capannone di nuovo per allestimento e verniciatura, che è dove si consumano i mesi. Le domande pratiche sono quanti scafi possano stare in costruzione insieme, se l'ammiraglia venga completata al coperto e quale sia la prima consegna realistica. Con l'annuncio non è arrivato nulla di tutto questo.
Nemmeno il quadro competitivo è morbido. In Italia ci sono 519 yacht in costruzione presso 41 cantieri attivi, secondo il conteggio di Northrop & Johnson a inizio luglio, più attività di qualsiasi altro Paese e con ampio margine. Un cantiere che riparte si contende gli stessi carpentieri dell'alluminio, gli stessi allestitori d'interni e gli stessi impiantisti di ogni costruttore italiano già avviato in quella lista. Su un primo scafo la data di consegna la fissa l'accesso ai fornitori, non il disegno.
Cosa compra davvero un armatore
L'alluminio tra i 27 e i 45 metri è una nicchia reale. Porta dislocamenti più leggeri, più velocità a parità di potenza installata e uno scafo che invecchia bene se è costruito e coibentato come si deve, e i cantieri che lo fanno ad alto livello sono pochi. È un punto difendibile da cui ripartire, e più vicino a quello che faceva la vecchia azienda di quanto sarebbe stato un passaggio all'acciaio.
La domanda aperta è la rivendita. Un marchio riportato in vita non ha uno storico di mercato recente, per cui i primi armatori finanziano anche la seconda vita del nome oltre alla propria barca, e di solito questo si vede come sconto quando il primo scafo torna sul mercato. A settembre a Monaco la gamma smette di essere un comunicato. La TM33 e la TM40 saranno lì, e il discorso utile riguarda tempi di costruzione, capacità al coperto, ente di classifica e il primo slot di consegna libero.