Il fondatore di Italian Sea Group lascia, Admiral e Perini a un nuovo consiglio

Chi se ne è andato, e che cosa se ne è andato con loro
Giovanni Costantino ha lasciato il 20 luglio sia la presidenza sia la carica di amministratore delegato di The Italian Sea Group. L'azienda l'ha costruita lui e ne controlla ancora il 53,6 per cento delle azioni attraverso GC Holding. Il figlio Gianmaria, direttore commerciale del gruppo, ha rinunciato nello stesso momento al proprio posto in consiglio. Per il diritto societario italiano quelle uscite hanno fatto decadere l'intero consiglio.
I consiglieri in carica restano al loro posto in regime di prorogatio perché i cantieri continuino a lavorare, e va convocata un'assemblea per nominare un nuovo consiglio. TISG ha presentato la mossa come un cambio di governance pensato per rafforzare la fiducia degli stakeholder e assicurare il miglior soddisfacimento possibile dei creditori. È il linguaggio dell'azienda, e vale la pena leggerlo due volte. Il fondatore non se ne è andato perché l'azienda era sistemata.

I numeri che il nuovo consiglio eredita
I dati della stessa TISG al 31 maggio 2026 mostrano un indebitamento finanziario netto di EUR 178,8 milioni contro EUR 7,5 milioni di cassa. I debiti scaduti erano a EUR 266,8 milioni. Da marzo i creditori hanno azionato 30 decreti ingiuntivi per complessivi EUR 2,046 milioni, di cui 22 sono stati saldati. Sono somme piccole accanto agli arretrati, ed è proprio questo il punto. I fornitori vanno in tribunale per importi che un cantiere in salute pagherebbe senza nemmeno una telefonata.
La ristrutturazione è sotto la supervisione del tribunale, e le dimissioni non la mettono in pausa. Scadenze e obblighi informativi passano a chi prenderà quelle poltrone, e TISG è quotata a Milano, quindi il mercato continua a essere informato. La protezione del tribunale è stata concessa ad aprile, e i resoconti di stampa di allora indicavano che cinque armatori di superyacht erano stati esclusi dalle restrizioni. Le irregolarità finanziarie riportate a marzo hanno fatto scattare denunce penali.

Se il tuo yacht è in uno di quei capannoni
I marchi del gruppo sono Admiral, Tecnomar, Perini Navi, Picchiotti, il cantiere NCA Refit e l'attività di arredamento Celi 1920. L'esposizione di un armatore con la barca in costruzione non è davvero verso il bilancio della capogruppo. È verso i subappaltatori e i fornitori che devono continuare a presentarsi mentre sono a credito, e verso i responsabili di cantiere che decidono a quale scafo va la manodopera disponibile questa settimana.
Con un nuovo consiglio cambiano due cose pratiche. Gli stati avanzamento vengono rinegoziati da persone che non li hanno concordati, e la posizione su escrow e garanzia di restituzione di ogni contratto diventa quello che conta più del rapporto personale. Chi si trova in questa posizione di solito vuole che contratto, testo della garanzia e piano dei pagamenti a stati avanzamento vengano riletti da un avvocato che non lavori anche per il cantiere.
Che cosa comporta per una barca già consegnata
Un costruttore in difficoltà non è un difetto dello scafo. Tocca però le due cose che sostengono il valore di uno yacht consegnato: gli interventi in garanzia e i ricambi. Perini Navi in particolare porta molta attrezzatura di coperta e di armo proprietaria, e gli scafi Admiral montano impianti specifici del cantiere. Se la risposta del post-vendita rallenta, gli armatori portano il lavoro presso cantieri indipendenti e il costo resta a loro.
Il secondo effetto è la rivendita. I compratori prezzano l'incertezza, e il broker che mostra un Admiral del 2023 accanto a un Benetti comparabile si sentirà chiedere della capogruppo entro i primi dieci minuti. Quello sconto non è permanente, e di solito si chiude quando il controllo passa a una proprietà credibile. Quello che fa nel frattempo è allargare la distanza tra prezzo richiesto e prezzo realizzato proprio sulle barche coinvolte.
La prossima data che conta
L'assemblea che deve nominare il nuovo consiglio è l'appuntamento da guardare, e la sua aritmetica è semplice. GC Holding tiene ancora il 53,6 per cento, quindi il fondatore appena dimessosi dal consiglio conserva i voti per decidere chi ci siederà. Una lista davvero indipendente direbbe qualcosa. Una lista di nomi noti ne direbbe un'altra.
La seconda cosa da guardare è se il procedimento sotto la supervisione del tribunale si converte in un accordo con i creditori o in qualcosa di più duro. Finché quella partita non si chiude, le date di consegna da Marina di Carrara sono stime e come tali vanno trattate. TISG ha continuato a varare barche per tutto questo periodo, compreso il 53 metri Admiral Silvia.
Cosa convince e cosa va valutato
Punti di forza
- Un reale reset di governance, non un'operazione di facciataLe dimissioni contemporanee del presidente/CEO e di suo figlio dal consiglio hanno sciolto l'intero organo secondo la legge italiana, un reset più duro di una singola dimissione, presentato dalla stessa azienda come volto a rafforzare la fiducia di creditori e stakeholder durante la ristrutturazione.
Da valutare
- Il fondatore non se n'è mai davvero andatoCon il 53,604 per cento tramite GC Holding, Costantino mantiene il controllo dei voti per scegliere lui stesso il nuovo consiglio. Se la lista dei sostituti sarà davvero indipendente o un gruppo di nomi noti a lui fedeli è il vero banco di prova, e alla data di stesura non era ancora stato deciso.
- È cambiata la governance, non il bilancioI 266,8 milioni di euro di passività scadute e un consiglio operativo solo in modalità di gestione ordinaria (prorogatio) restano invariati da chi firma i verbali. L'esposizione pratica di un armatore con una barca in costruzione - verso subappaltatori, fornitori e capacità del cantiere - non cambia per effetto di questo solo avvicendamento ai vertici.
Informazioni pratiche
| Chi si è dimesso e quando | Giovanni Costantino (presidente e amministratore delegato) e il figlio Gianmaria Costantino (chief commercial officer e membro del consiglio) si sono dimessi entrambi il 20 luglio 2026, il che secondo il diritto societario italiano ha sciolto l'intero consiglio (Megayacht News, SuperYacht Times, Pressmare) |
|---|---|
| Quota residua del fondatore | Il 53,604 per cento della società, 28.410.000 azioni ordinarie, detenute tramite GC Holding S.p.A. - invariata dalle dimissioni, quindi mantiene i voti per decidere la composizione del nuovo consiglio (Boat International, MarketScreener) |
| Governance ad interim | Il consiglio uscente resta in carica solo in regime di 'prorogatio' previsto dalla legge italiana - autorizzato a mantenere l'attività ordinaria, non a fissare nuove strategie - fino a quando un'assemblea degli azionisti nominerà un consiglio sostitutivo permanente (SuperYacht Times, Pressmare) |
| Posizione debitoria al momento delle dimissioni | Debito finanziario netto di 178,8 milioni di euro a fronte di 7,5 milioni di euro di liquidità; passività scadute per 266,8 milioni di euro al 31 maggio 2026 (dichiarazione della stessa società, come riportato da Megayacht News) |
| La versione del fondatore | Costantino ha dichiarato a Pressmare di essersi fatto da parte, ma che The Italian Sea Group 'non è in vendita' - una sua caratterizzazione personale, non una verifica indipendente delle sue intenzioni |
| Non reso pubblico | Al momento della stesura, la data dell'assemblea degli azionisti per nominare un nuovo consiglio non era ancora stata fissata, né erano stati resi noti nomi di candidati |
Le domande a cui risponde questo articolo
Che cosa è successo?
Giovanni Costantino si è dimesso da presidente e amministratore delegato di The Italian Sea Group il 20 luglio, il figlio Gianmaria ha lasciato il consiglio insieme a lui, e il consiglio stesso è decaduto. Il gruppo che sta dietro Admiral, Perini Navi, Tecnomar e Picchiotti è ancora dentro una ristrutturazione sotto la supervisione del tribunale, con EUR 266,8 milioni di debiti scaduti. Chi ha uno scafo in uno di quei capannoni ora ha davanti persone diverse.
Quali sono i punti di forza?
Un reale reset di governance, non un'operazione di facciata. Le dimissioni contemporanee del presidente/CEO e di suo figlio dal consiglio hanno sciolto l'intero organo secondo la legge italiana, un reset più duro di una singola dimissione, presentato dalla stessa azienda come volto a rafforzare la fiducia di creditori e stakeholder durante la ristrutturazione.
A che cosa devono badare armatori e acquirenti?
Il fondatore non se n'è mai davvero andato. Con il 53,604 per cento tramite GC Holding, Costantino mantiene il controllo dei voti per scegliere lui stesso il nuovo consiglio. Se la lista dei sostituti sarà davvero indipendente o un gruppo di nomi noti a lui fedeli è il vero banco di prova, e alla data di stesura non era ancora stato deciso.
Chi ha riportato la notizia?
Megayacht News, The Italian Sea Group, Borsa Italiana disclosures as reported in the trade press.
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