MB92 blinda Barcellona al 2050 e mette 40 milioni nel bacino

Il porto concede un altro decennio
MB92 ha comunicato il 31 luglio che il Porto di Barcellona ha prorogato di dieci anni la concessione, portando il diritto del cantiere a occupare l'area dal 2040 al 2050. Una seconda fase già inserita nell'accordo aggiungerebbe altri cinque anni, fino al 2055, con la prospettiva di un ulteriore periodo; la trattativa era partita nel 2019. Insieme alla proroga il cantiere si impegna su EUR 40 milioni e dichiara che oltre il 90% di quella cifra è destinata a lavori che partono subito.
Cresce anche la superficie, seppure di poco: da 126.500 metri quadrati a 130.540, circa il 3% in più. Il numero interessante non è il terreno in più, è il calendario. Un cantiere di refit non può ricostruire un bacino di carenaggio con una concessione che ha ancora quattordici anni davanti, perché l'opera sopravvive al diritto di stare su quel suolo. La proroga al 2050 è la ragione per cui i due annunci sono arrivati lo stesso giorno.
Il bacino viene smontato
Il programma si chiude alla fine del 2028. Il suo fulcro è la ricostruzione integrale del bacino di carenaggio, la vasca Panamax da 220 metri per 36 che consente al cantiere di tirare fuori dall'acqua in un pezzo solo le unità più grandi della flotta. Le aree di Travelift e Syncrolift vengono rinnovate con due nuovi impianti di sollevamento. Il molo ovest riceve una nuova piattaforma e ormeggi rivisti per unità più grandi di quelle che oggi accoglie senza forzature, ammissione silenziosa che la flotta ha superato una parte del sito.
Altre due voci sembrano manutenzione ordinaria e non lo sono. I nuovi sistemi di gestione delle acque e gli interventi sul rumore sono il prezzo di tenere un'attività industriale dentro un porto urbano che lavora, ed è esattamente ciò che un'autorità portuale pesa quando decide se rinnovare qualcuno. Barcellona discute da un decennio su cosa debba essere il suo fronte d'acqua. Un cantiere che dimostra di aver risolto rumore e acque si tiene la concessione che ne discende.

Quanto solleva già Barcellona
Le capacità dichiarate dal cantiere spiegano perché la vicenda conta ben oltre la Catalogna. Il suo shiplift, entrato in servizio nel 2019 e tarato su 4.800 tonnellate, è il più grande mai costruito per i superyacht: accoglie unità fino a 115 metri, con piazzali per un massimo di nove scafi su 30.000 metri quadrati. Accanto ci sono un Syncrolift da 2.000 tonnellate con spazio per altre quattro unità e un travel lift da 150 tonnellate. Gli ormeggi arrivano a quattordici yacht, fino a una lunghezza massima di 220 metri in banchina.
La combinazione è rara. Quasi tutti i cantieri sanno alare un'unità molto grande oppure ormeggiarla, e pochi fanno entrambe le cose mentre una dozzina di altri lavori continua intorno. È la ragione per cui un armatore a 90 o 100 metri che voglia mettere verniciatura, visita quinquennale e rinfresco degli interni in una sola finestra tiene Barcellona in cima a una lista molto corta. Se il sito fosse finito in discussione, quel lavoro sarebbe andato in Italia o oltre oceano.
Due decisioni su MB92 in una settimana
L'annuncio arriva tre giorni dopo che il tribunale amministrativo di Nizza ha posto fine al diritto del gruppo di gestire il cantiere dentro Port Camille Rayon, a Golfe-Juan, con effetto differito di nove mesi. I due fatti puntano in direzioni opposte. In Francia il gruppo ha perso un sito che lavora fino a circa 43 metri, nel tratto più conteso del mercato della Costa Azzurra, per un vizio di procedura nell'assegnazione. In Spagna ha appena legato a sé il suo cantiere maggiore per un altro quarto di secolo.
MB92 gestisce anche La Ciotat, e il baricentro del gruppo oggi sta a Barcellona più di quanto stesse un mese fa. Anche la proprietà si è assestata nella stessa direzione. Squircle Capital ha comprato il 77,5% nel 2019 per EUR 105 milioni, è salita al 93% nel 2022 e ha rilevato il resto nel marzo 2026. Un socio unico con una concessione al 2050 è una controparte diversa da una proprietà divisa che poggia su un titolo in scadenza.

Cosa deve ricavarne un armatore
Un refit importante è la spesa prevedibile più grande nel possesso di uno yacht di taglia, ed è quella che decide quanto vale la barca quando esce. Gli slot di alta gamma si prendono con diciotto mesi o due anni di anticipo, e il loro prezzo si muove con la quantità di bacino disponibile sul mercato. Aggiungere capacità a Barcellona mentre quella francese resta in discussione non rende il refit più economico. Rende più credibile la data scritta sul contratto, e per una barca già impegnata su una stagione questo pesa di più.
La parte scomoda è la transizione. Un bacino in ricostruzione è un bacino che non produce, e il programma corre fino alla fine del 2028. Chi prevede un alaggio dentro quella finestra dovrebbe chiedere in quale vasca finirà davvero la barca, con quale sequenza di lavorazioni e con quale alternativa se il calendario slitta di un trimestre. La concessione è la risposta lunga. I prossimi due inverni sono quella corta.