Pershing nasce nel 1981 sulla costa adriatica italiana come Cantiere Navale dell'Adriatico, fondato da Tilli Antonelli con i soci Fausto Filippetti e Giuliano Onori. Il cantiere prese il nome dal missile Pershing, una dichiarazione di intenti che da allora ha plasmato ogni scafo. Il primo modello, il Pershing 45 del 1985, porta la firma di Fulvio De Simoni e fissa lo schema di uno sport yacht planante e basso, che mette la velocità pura davanti alla convenzione. Quell'idea fondativa non è mai cambiata davvero. Dove molti costruttori si ammorbidiscono crescendo, Pershing ha tenuto le prestazioni al primo posto.
Qui la velocità non è solo un dato da comunicato. Nasce da un modo di costruire, con trasmissioni di superficie e idrogetti al posto delle linee d'asse convenzionali e scafi tenuti leggeri grazie al composito e al carbonio. Un Pershing deve sembrare veloce prima ancora di muoversi, e poi dimostrarlo quando le manette vanno avanti. Il marchio sta nella parte più affilata della flotta italiana, più vicino nello spirito a una supercar da strada che a un dislocante da crociera. È quel carattere la ragione per cui gli armatori lo scelgono.
Per gran parte della sua storia Pershing ha significato una cosa sola, uno sport yacht planante dal profilo tagliente e una guida che premia la mano sicura. Quella linea oggi porta il nome di X Generation e va dal compatto 5X su fino al 7X, al 9X e ai loro fratelli. Sono le barche veloci, pensate per il mare aperto e le trasferte rapide, con prestazioni affidate a eliche di superficie o idrogetti. Conservano la silhouette Pershing di sempre, lunga di prua e bassa di tuga. Portano il DNA che il cantiere ha affinato in quattro decenni.
La gamma GTX risponde a una domanda diversa. Introdotta con il GTX116 e affiancata poi dal GTX80 e dal più recente progetto GTX90, l'idea di sport utility cede qualche nodo di velocità massima in cambio di molto più volume utile. Il baglio viene portato più a poppa e le terrazze laterali aprono il ponte principale sul mare. Un vero beach club e un garage per il tender hanno la precedenza sulla velocità pura. L'idea è uno yacht che naviga ancora forte ma funziona per un pieno di ospiti che passano la giornata a bordo. Allarga la platea di chi può volere un Pershing senza abbandonare il passo che definisce il marchio.
Pershing è entrata nel Gruppo Ferretti nel 1998, e l'unione ha dato al cantiere la profondità ingegneristica e le spalle industriali per far crescere le sue barche ben oltre le dimensioni delle origini. L'architettura navale arriva oggi dal Ferretti Group Engineering Department, che lavora insieme a Fulvio De Simoni, la cui mano ha disegnato il marchio fin dall'inizio. La struttura di gruppo permette a Pershing di condividere la ricerca su forme di carena, propulsione e metodi costruttivi con i marchi sorella, mantenendo però un'identità del tutto propria. I progetti più grandi, come il 140 in alluminio, attingono anche al know-how del gruppo sui superyacht. È questo mix di progettazione specialistica e scala industriale a sostenere la gamma attuale.
Ferretti a sua volta è controllata dal 2012 dal Gruppo Weichai, parte della cinese Shandong Heavy Industry, che ne ha preso il controllo durante la ristrutturazione del gruppo. Una proprietà di questo livello ha finanziato un flusso costante di nuovi modelli Pershing, senza cambiare il carattere delle barche. Il cantiere resta radicato in Italia e il linguaggio del design rimane riconoscibilmente Pershing. Per chi compra, il gruppo dietro il marchio conta soprattutto come garanzia di continuità e di assistenza nel lungo periodo. Le barche, in sé, si leggono ancora come Pershing pure.
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